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Intervista a Léon Krier La città tradizionale è l'unica città sostenibile Noi, cittadini inconsapevoli di imperi militari estremamente violenti. I costi ecologici e morali dell'idea di crescita permanente. Materiali naturali e materiali sintetici. Fine della globalizzazione. Elaborare un progetto globale per risolvere un problema globale. Necessità di ritornare a un sistema tradizionale basato solo sulle risorse locali. Abbiamo raggiunto il limite. 20 Luglio 2009
Alla luce di quanto sta accadendo all'economia mondiale, la città tradizionale può essere considerata una soluzione o una direzione da seguire per risolvere i problemi che ci affliggono? A mio avviso la città tradizionale autentica è l'unica città sostenibile. Tuttavia essa non costituisce di per sé una garanzia di massimo rispetto per l'ambiente perché anche nel mondo tradizionale si verificarono disastri ambientali colossali. L'idea della sostenibilità, d'altra parte, è secondo me una falsa idea perché induce a credere che sia possibile per una grande quantità di esseri umani di vivere sulla terra senza causare danni all'ambiente e senza creare problemi in termini di economia energetica. Ma questo è un errore puro e semplice. Perché è inevitabile che ogni vita consumi energia contribuendo alla riduzione del patrimonio energetico disponibile sul pianeta. Nicholas Georgescu-Roegen, un famoso matematico rumeno, ha affermato che più abitanti ci sono adesso, meno ne avremo nel futuro... Come dire che andiamo incontro a grandi catastrofi. Sì, perché le risorse sono limitate e questo è un fatto incontrovertibile. L'idea di ricavare energia da altri pianeti è un po' stramba perché non è provato che sia possibile farlo. L'unica energia che è possibile utilizzare è quella del sole e tutte le economie tradizionali erano basate su questa energia. Ci si illude che sia possibile sfruttare maggiormente l'energia solare grazie ai pannelli fotovoltaici, ma anche in questo caso non disponiamo di prove scientifiche che dimostrino la possibilità di un effettivo risparmio energetico. Viviamo un momento importante perché ci siamo resi conto che l'idea di crescita permanente su cui si è basato il concetto stesso di progresso degli stati moderni non può continuare in questo modo. Come continuare non lo sappiamo ancora e quelli che affermano di saperlo mentono, perché non esistono studi autenticamente scientifici sulla sostenibilità. Sarebbe invece necessario formulare almeno un quadro scientifico sulla base del quale calcolare quanta gente un paese, una regione, una città, un ambiente geografico e geologico possono ospitare, per quanto tempo, in quale sistema politico. Ed è a questo punto che ci si scontra con i muri metafisici estremi perché si capisce che noi tutti, sebbene inconsapevolmente, siamo cittadini di imperi militari estremamente violenti. Ai giovani non viene impartita un'educazione militare come quaranta o sessant'anni fa, ma gli imperi che non costruiscono una infrastruttura di mantenimento crollano sotto la spinta di altri imperi in espansione. La scienza ha compiuto enormi progressi sia alla scala macro che alla scala micro, tuttavia non disponiamo di dati scientifici o statistici relativi alla scala quotidiana, che ci diano indicazioni su come vivere, con quanta energia per quanta gente e che permettano alla politica di prendere decisioni intelligenti. Tutti i parlamenti, tutti i partiti politici in questo momento sono costretti a prendere decisioni in materia di ambiente e fingono di agire in maniera informata mentre dispongono soltanto di ipotesi che poco hanno di scientifico. Il problema allora è un modello economico basato sull'idea di crescita infinita e sul continuo spostamento di merci e di genti, oppure è un problema di sovrapopolazione e quindi ha ragione il principe Filippo, consorte della regina Elisabetta II del Regno Unito, quando dice che se si dovesse reincarnare vorrebbe reincarnarsi in un virus letale per contribuire alla risoluzione del problema della sovrapopolazione? No, il problema è essere consapevoli di cosa facciamo e di cosa possiamo fare e soprattutto cosa vogliamo fare in modo da non coltivare sensi di colpa per aver agito in modo criminale. I nazisti hanno provato a costruire un impero fallendo rovinosamente. Hanno compreso troppo tardi che il loro progetto imperiale non era realizzabile materialmente e la colpa dei crimini collettivamente eseguiti. Così da sessant'anni i tedeschi soffrono di sensi di colpa... li coltivano, grazie a Dio! Sia in privato che pubblicamente. Gli inglesi non si rendono conto di aver fatto male al mondo, eppure se osserviamo l'impatto dell'impero britannico sui popoli, ancora oggi è terribile. Ovunque siano andati, in Scozia, in Irlanda, in India, hanno creato divisioni terribili tra le popolazioni che sono poi sfociate in orrendi massacri. Ma loro si sentono innocenti perché non sono coscienti di ciò che hanno fatto. Quindi non si tratta semplicemente di fare dei calcoli ma soprattutto di capire quale sistema è non solo ecologicamente ma soprattutto moralmente sostenibile in eterno, quante persone possono vivere qui in eternità, non per cinque anni come calcolano adesso o per vent'anni, ma in assoluto quante persone possono vivere su questa terra. Oppure cosa è necessario per mantenere un impero, quale infrastruttura militare è necessaria per mantenere l'ordine democratico che desideriamo nei nostri paesi e per quanto tempo. Ma queste questioni non vengono neanche poste e allora come è possibile trovare risposte? Ecco allora che il concetto di sostenibilità diviene una sorta di consolazione nei confronti di problemi che si è ignorati per troppo tempo per poi cedere alla paura. Come dice Al Gore alla fine del suo film, non bisogna disperarsi per cose che si sono ignorate fino al giorno prima. Ma tornando alla differenza tra la città tradizionale e la città come la conosciamo oggi, in che misura questi due tipi di città sono espressione di modelli politici ed economici diversi? Nell'architettura tradizionale i materiali sintetici venivano utilizzati con parsimonia, erano considerati materiali preziosi. Mentre nell'architettura moderna, industriale, modernista, il sintetico diviene dominante e convenzionale. Ma si tratta di materiali ad alto consumo energetico. Il cemento è un materiale vorace di combustibili fossili, senza il petrolio non c'è il cemento armato. E dunque quasi tutti i materiali moderni, sintetici sono di fatto legati all'uso di combustibili fossili e diverranno insostenibili quando il prezzo di tali combustibili diventerà imprevedibile, alto o basso, ma comunque imprevedibile. Per l'esaurimento dei giacimenti? L'esaurimento o il rincaro. Non riusciremo nemmeno ad esaurire i giacimenti di petrolio perché con l'aumento del fabbisogno l'utilizzo del petrolio verrà riservato a funzioni di difesa o per emergenze ma non per la vita quotidiana di tutta la società. Oggi i materiali naturali sono estremamente rari e i materiali sintetici dominano il mercato della costruzione, tuttavia questo è possibile solo fino a che esiste una grande disponibilità mondiale di energia fossile. Ma ormai sappiamo che che nel giro di venti o quarant'anni, forse molto meno, essa non sarà più disponibile in modo quotidiano. Cambierà tutto, l'architettura, l'economia e l'idea stessa di globalità. Forse verrà un tempo in cui saremo noi ad essere dominati da altri poteri mondiali. Per esempio la Cina? Beh è chiaro. Ma d'altra parte la Cina si trova in un tale problema di imprevedibilità dal punto di vista climatico. Da mille anni questo immenso impero è stato travagliato da crisi ambientali assolutamente catastrofiche. La Cina e l'India hanno dominato le rispettive aree geopolitiche fino all'800 ma poi terribili crisi climatiche hanno quasi distrutto le infrastrutture millenarie sulle quali si basavano queste economie immense e molto bene organizzate. Mike Davis ha scritto un libro interessantissimo su questo argomento, Olocausti tardovittoriani. El Niño, le carestie e la nascita del Terzo Mondo. Ed è a causa di queste catastrofi ambientali che l'Inghilterra e la Francia hanno potuto imporre il loro controllo su queste nazioni che prima disponevano di forze militari immense. Le armate mogul indiane erano molto superiori a quelle francesi, inglesi o portoghesi ed è solo a causa di queste grandi catastrofi climatiche che hanno potuto essere sconfitte dagli inglesi. E dalla Cina proviene il granito che utilizziamo a Bergamo, quando a venti chilometri ci sono le più grandi cave di granito d'Italia. È la globalizzazione. Sì, ma non durerà. Possiamo stimare, oggi, che non durerà neanche dieci anni, il costo dei trasporti sarà troppo elevato. E nel momento in cui i costi dei combustibili fossili diventano imprevedibili, le ricadute sui mercati sono immediate e si diffonde la paura perché non si sa cosa succederà. È per questo motivo che ora tutti sono in attesa e stanno fermi, perché non si sa cosa succederà. Non lo si sapeva neanche prima ma le previsioni sul futuro erano basate su illusioni. Adesso l'illusione è che le nostre case produranno più energia di quella che viene consumata. Quindi le tecnologie alternative come per esempio la geotermia sono da rigettare completamente? No no no! Certamente queste tecniche offrono possibilità di risparmio energetico ma non di creazione ex nihilo di energia. Quando l'efficacia di queste tecnologie sarà scientificamente provata e il loro utilizzo sarà massiccio allora forse i poteri dominanti potranno utilizzare gli aerei per altri cento anni, ma non è certo. L'idea della città tradizionale che io ho promosso, applicata non solo orizzontalmente ma anche verticalmente, dunque nessun edificio al di sopra di tre piani, è un'idea molto concreta, come appare evidente allorquando l'energia viene a mancare, per motivi di mercato o per motivi climatici, come è successo in America. A Miami nessuno ne ha parlato, ma un centinaio di grattacieli sono stati abbandonati tre anni fa dopo il passaggio dell'uragano Wilma. Non se ne è parlato perché l'uragano Katrina è stato molto più grave, ma le persone che abitavano lì se ne sono andate e non sono ritornate che dopo 2 o 3 mesi. Va bene quando si dispone di altre case ma cosa succede se un'intera popolazione è costretta ad abbandonare le proprie abitazioni? Nelle periferie di Milano c'è una prevalenza di palazzi di 10-15 piani, abitati da povera gente, se l'ascensore non funziona più regolarmente, quante volte potranno salire e scendere le scale? Prepariamo una catastrofe totalmente gratuita perché si potrebbe costruire in altro modo. Ma sono decisioni politiche. Adesso per Le Grand Paris si coltivano una quantità di illusioni, e tutti gli architetti propongono grattacieli! E Sarkozy, che doveva essere l'uomo della rottura con il passato, sta ripetendo esattamente gli stessi errori commessi da tutti i presidenti che lo hanno preceduto da sessant'anni a questa parte. A un certo punto ci si scontrerà con la realtà e bisognerà cambiare strada. Sì, ma sarebbe meglio prepararsi per tempo. E adesso di certo non siamo preparati per la catastrofe che si verificherà causando terribili danni e perdite. Bisognerebbe sapere quel che si sta facendo ma purtroppo... Per esempio noi del Congress for the New Urbanism, che è il gruppo più avanzato su queste tematiche, siamo stati consultati regolarmente da John Prescott, allora Deputy Prime Minister del Regno Unito. Solo che Prescott è un truffatore, parla sempre di ecologia e poi prende decisioni di segno assolutamente contrario, perché non sono decisioni basate su una teoria. Ecco che da un lato parlano di ecologia e dall'altro decidono che nei prossimi anni nel sud dell'Inghilterra saranno costruite non so quanti milioni di case. Come si fa? Come si salvaguarda l'ambiente in quella regione? Basandosi su un sistema imperiale. Si può anche essere d'accordo ma almeno bisogna dirlo: per costruire tante case abbiamo bisogno di una infrastruttura militare che deve occupare l'Afghanistan e l'Iran, altrimenti non ce la facciamo. È quello che sta avvenendo sotto ai nostri occhi. Sì, ma non perché ce l'hanno spiegato, soltanto perché non è più possibile nasconderlo. E poi un sistema così incosciente non può durare perché non consente di riformare dall'interno le relazioni di potere con gli altri paesi. Adesso si spera che tutto andrà bene. Ma non c'è più una cultura militare e in Francia non si sa come mantenere l'ordine. L'anno scorso nelle periferie hanno bruciato 40.000 macchine! È un fenomeno mostruoso che per ora si limita alle periferie urbane! E cosa succederà quando questo fenomeno dalla periferia si estenderà ai centri? Allora avremo una rivoluzione o una guerra civile. Invece l'idea della città tradizionale è legata al problema di come si organizza il mondo in modo da sapere quanta energia sarà necessario consumare, sotto quale sistema per quanto tempo e sotto quali condizioni politiche. In questo momento le risposte non ci sono e si tende a scaricare la colpa sui politici, che però sono innocenti perché non dispongono delle competenze e dei dati necessari alla risoluzione questi problemi, ma poiché devono prendere delle decisioni, quasi sempre prendono le decisioni sbagliate. Era questo il punto debole nel discorso di Obama, un bellissimo discorso, ma anziché proporre un nuovo assetto del territorio ha parlato solo di strade, cavi e in generale di tecnologie legate a un sistema superato, che sta crollando. Mi aspettavo che noi del Congress for the New Urbanism saremmo stati invitati alla Casa Bianca e invece no. Perché noi abbiamo le competenze necessarie ad affrontare questi problemi, ma loro non lo sanno. Abusano di tutti questi slogan, grattacieli ecologici, green cities, energia solare, ma sono solo pannicelli caldi, non sono progetti globali. E invece è necessario un progetto globale per dare risposta a un problema globale, perché tutto è concetto, tutti i sistemi politici sono costruiti su idee, non sono sistemi naturali, non siamo animali, altrimenti non avremmo questi problemi. E i sistemi attuali non sono in grado di sopravvivere senza scatenare catastrofi e massacri enormi. Noi siamo stati molto viziati, la nostra generazione è stata incredibilmente fortunata, perché quelli nati anche solo quindici anni prima andavano in guerra. È un caso unico unico nella storia che un territorio così vasto come l'Europa sia rimasto in pace così a lungo. Ma adesso... Forse per noi hanno pagato altri, in altre zone del mondo. Sì, il conto viene fatto pagare altrove. Sembra che regni la pace ma poi spendiamo i nostri soldi per sganciare bombe, per ammazzare in paesi lontani. Non so cosa si può fare al proposito ma almeno so che dal punto di vista della pianificazione non c'è un progetto. Noi siamo gli unici ad avere concepito un progetto globale ma sarebbe necessario disporre di dati statistici e scientifici per dare carne a uno scheletro metafisico. Nella tipologia delle città e degli insediamenti tradizionali c'è quasi tutto, ci sono soluzioni per il villaggio, il casolare, la grande città, la metropoli imperiale. La città imperiale, però, era un fenomeno unico, l'Impero romano aveva una sola città imperiale, Roma, al vertice della gerarchia. Invece oggi siamo strutturalmente organizzati in modo tale che ogni insediamento sia organizzato come una piccola metropoli e siamo tutti dipendenti da una rete mondiale, per l'energia, per il cibo, per la salute, le materie prime, per tutto! E non si sa come ritornare a un sistema tradizionale basato solo sulle risorse locali, bisognerà imparare, se non per scelta per forza. È anche il problema della democrazia che è un sistema che va bene quando l'economia è in crescita. Quando la crescita è massiccia e globale si può sempre promettere di più, perché sembra credibile, ma nel momento in cui la crescita non sarà più assicurata la politica delle promesse sarà finita. Non sarà più credibile il modello secondo il quale si utilizza sempre più energia in modo che sempre più persone producano sempre più plusvalore. Una volta che il plusvalore non sarà più assicurato come potremo pagare il debito accumulato? Non si capisce concettualmente come affrontare questo problema, perché non ci sono modelli. Ho assitito a una discussione tra i consulenti economici di Obama, parlano come noi, non sanno cosa fare! Perché abbiamo veramente raggiunto il limite, un limite assoluto e non esiste una soluzione, se non una violenza terribile, un crollo massiccio. Pochi non saranno toccati da questo crollo globale. a cura di Valerio Saggini Nota: le opinioni, i giudizi o le idee espresse dall'intervistato non esprimono né riflettono necessariamente le opinioni, i giudizi o le idee di Sivim S.r.l. |